In attesa del post “good beer guide Torino” (per fare il verso alle guide CAMRA) vi propongo una piccola recensione di un locale particolare nel panorama birraio torinese.
In una parallela di Corso Regina a metà strada fra la Pellerina e il Rondò d’la Furca si trova una piccola birreria che potrebbe essere sfuggita ai più, si tratta del Klec Blazna, un locale di ispirazione ceca sia nell’estetica che nella birra proposta che nei piatti in menù.
L’estetica sembra derivata da un qualche fittizio club in una zona non troppo centrale di Praga, pareti rosse e verdi con soffitti neri, un inno alla fine del socialismo reale con i suoi colori tenui e omologati!
La frequentazione di gotici, metallari sopravvissuti (mi ci metto pure io) e alcuni elementi decorativi quali una marmitta e una maschera da gas alle pareti concorrono all’identità del locale facendo un felice contrasto con le scatole di giochi da tavolo a disposizione della clientela. Se volete farvi un’idea ecco il link http://www.klec.it/photogallery.html
Veniamo alle birre, dopo una parentesi in cui il fornitore era birraceca (www.birraceca.it) che sostanzialmente si esauriva con una parte della gamma dei birrifici Regent e Bernard oltre ad una interessante baltic porter di Pardubice al momento attuale han cambiato distributore riuscendo a procurarsi dei prodotti un po’ meno conosciuti. Al momento della mia visita ho trovato quattro spine e ne ho assaggiate tre con un grande rammarico che spiegherò a breve; la prima Malastrana una svetly lezak o più facilmente conosciuta nel resto del mondo come pils, l’unica che mi ha un poco deluso, non tanto in assoluto, quanto perché il vivido ricordo delle pils boeme si scontra con un prodotto più simile alle pils che conosciamo tutti, quali la Budvar e la Urquell attuali e non le straordinarie lager originali prodotte in repubblica Ceca, ricche e lievemente più corpose delle loro imitazioni tedesche.
La seconda birra era una granat Demon, lo stile è sostanzialmente quanto di più simile a una vienna sia oggi reperibile, toni rossicci dati dal malto vienna che si fa sentire anche in bocca pur rimanendo una birra di grande beverinità, una certa complessità di note dei malti che chiudono però con una piacevole secchezza.
La terza birra era una cerne (nera) Merlin, in realtà più una tmave (scura) ovvero l’equivalente boemo di una dunkelbier, una lager leggera e scura dove le note dei malti torrefatti aggiungono con una certa delicatezza e perizia senza imporsi, una birra veramente piacevole.
La quarta birra che purtroppo non ho assaggiato è una Richter, credo la 12° (in boemia si usano i gradi Balling per distinguere la “consistenza” della birra) o svetly lezak, ma purtroppo il nome Richter al momento non mi richiamò alla mente il premiato microbirrificio praghese famoso per la sua produzione particolarmente varia rispetto alla media ceca, toccherà tornare ed approfondire, comunque a detta di Evan Rail (curatore della guida CAMRA di Praga) dovrebbe essere quasi un piccolo capolavoro. Rychtar 15° (gradi Balling), una lager maltosa e di ottima fattura a quanto ne leggo da autori fidati.
Chiudo con il cibo, da Klec ho mangiato 4-5 volte e tutte le volte l’impressione è la stessa, il giudizio è strettamente correlato all’aspettativa e quindi i grandiosi ricordi della cucina di Praga portano a smorzare l’apprezzamento per una cucina onesta che con un certo coraggio prova ad essere “filologicamente” coerente; kuba (risotto d’orzo), gulash (lo spezzatino), palacinky (crepes), knedliky (grandi gnocchi bolliti e affettati che sostituiscono il pane-polenta-riso), bramboracky (frittellone-rosti-pancake di patate), smazeny syr (formaggio edam in carrozza) sono alcuni dei piatti che potrete trovare oltre a più convenzionali panini e altri cibi da pub.
Tirando le somme se fossimo a Praga direi che il Klec sarebbe un pub da frequentare trovandolo nelle vicinanze del proprio alloggio oppure una delle possibili tappe d’un completo tour brassicolo della città e non una tappa imprescindibile della propria visita ma siamo sotto la mole e non nelle vicinanze del ponte Carlo, quindi se si vuol mangiare i piatti tipici boemi o ancor meglio dedicarsi alle lager splendidamente beverine e stupendamente complesse nella loro semplicità che son tipiche di quelle parti allora la scelta è facile! Recatevi da Klec senza esitazioni, nel panorama torinese è una meta fra quelle in lizza per il podio.
via Don Bosco 69 (angolo via Arezzo) dalle 20 in poi tutti i giorni lunedì escluso tel 011.482479 email info@klec.it.
ADDENDUM 28-1-2012
Oltre alla correzione del refuso richter-rychtar devo segnalarvi che amici meno affezionati alla cucina tradizionale ceca si sono avventurati sui panini e me ne dicono un gran bene!!! Oltretutto mi son scordato di menzionare che dietro il bancone troverete una cordialità sabauda, nessuna invadenza ma pronta attenzione e sincera gentilezza.
Cerevisia
/ 3 febbraio 2012Quali gradi Balling, le birre Ceche riportano gradi Plato.
birranordovest
/ 3 febbraio 2012A parte che discutere della differenza fra Balling e Plato è come discutere del sesso degli angeli, io tendo a fidarmi se gli autori della CAMRA dicono che i cechi, magari anche solo per orgoglio, dicono Balling e non Plato.
Grazie comunque per il cortese appunto.
Cerevisia
/ 3 febbraio 2012Ti dico solo che sono un tecnico birraio, ho studiato a Praga, ho lavorato in diverse fabbriche di birra e micro birrifici in Rep. Ceca, lavoro e collaboro con almeno una decina di mastri birrai Cechi, distribuisco e ho importato una decina di marchi di birra Ceca ed importo ed installo impianti di produzione Cechi. Parlo naturalmente il Ceco quasi come l’Italiano e ti dico che con tutti si è sempre e solo parlato di gradi Plato, anche perché in Rep. Ceca, si usa il saccarometro che misura in Plato °P. Balling in Rep. Ceca non l’ho mai sentito in 17 anni d’attività. Su notizie Ceche io mi fido più dei Cechi, che degli Inglesi, CAMRA o meno. Grazie a te per la risposta. Ciao.
birranordovest
/ 3 febbraio 2012Sarà allora come dici tu, lo prendo per buono, al contempo la scala Plato è sostanzialmente identica alla Balling, un po’ come il metodo Charmant e il Martinotti nello spumante. Avevo preso per buono quanto scritto da Evan Rail (che oltre a scrivere vive e sbevazza a Praga).
Grazie ancora dell’apporto.